Armocromia nerd - La Primavera Chiara e la Contea degli Hobbit

Peggychoucair per Pixabay
Siamo nel cuore pulsante della primavera ma i primi caldi preannunciano l'arrivo dell'estate. È uno dei periodi dell'anno in cui è più piacevole stare all'aperto, perché la temperatura è ancora sostenibile e la luce e il vento sono tipici di questa stagione. I colori, già luminosi, si fanno più chiari, rilucenti. Abbiamo attraversato i mesi intensi dell'Autunno Soft Chiaro, Soft Profondo, Assoluto e Profondo, quelli freddi dell'Inverno Profondo Soft, Profondo, Assoluto e Brillante, siamo entrati nella Primavera Brillante, poi Assoluta e oggi arriviamo alla Primavera Chiara.
In inglese si chiama Tinted o, più spesso, Light Spring ed è la variante della tavolozza primaverile schiarita - e leggermente raffreddata - da un tocco di bianco. I colori restano solari e allegri, ma sono meno caldi rispetto a quelli della Primavera Assoluta e più leggeri rispetto a quelli della Primavera Brillante. Come scritto sopra, siamo ancora in Primavera, però iniziamo a intravedere le sfumature dell'Estate e, accanto alle tonalità sgargianti dei fiori, matura il rosso delle fragole, che preannuncia quell'arcobaleno vitaminico che sarà la frutta estiva.

A proposito di frutta, tra le tonalità migliori per chi si intona a questa tavolozza ci sono proprio il verde mela, l'arancio chiaro delle albicocche, il color pesca ma anche il giallo pastello e crema, il corallo, il rosso papavero, il rosa salmone, le sfumature dell'acqua.
La parola chiave è "luminosità", per un mix cromatico gioioso, in equilibrio tra dolcezza e vivacità. Il livello di contrasto di questa tavolozza è medio/basso, che nella pratica significa essere in armonia con accostamenti di colore della stessa intensità, oppure tono su tono, ad esempio Tiffany e ottanio, albicocca e nocciola, rosa corallo e rosso vermiglio. La temperatura è neutro-calda, la profondità, ovvero la scurezza, è ovviamente bassa e il croma, cioè la saturazione, è medio/alto, perché si tratta di sfumature accese, anche se schiarite.
La Contea (dett.), di Roger Garland
I colori della Primavera Chiara evocano prati in fiore, giornate di sole e vento, picnic e pisolini all'ombra degli alberi. Un paradiso terrestre, insomma. E quale terra è più paradisiaca, rilassata e gioiosa della Contea? Torniamo nella Terra di Mezzo creata da J. R. R. Tolkien; dopo aver incontrato prodi guerrieri e abili Nani, stavolta ci immergiamo nel mondo gaudente degli Hobbit. Sono loro i protagonisti, sia del Signore degli Anelli, sia - come dice il titolo - de Lo Hobbit. Di più, si può dire che siano la penna e l'inchiostro con cui questa saga è stata scritta. Si dice che un giorno il professor Tolkien, correggendo i compiti dei suoi studenti, scarabocchiò sovrappensiero:

In un buco nel terreno viveva uno Hobbit

Da filologo, si chiese cosa potesse mai essere uno hobbit e la sua fervida fantasia fece il resto. Nacquero le avventure dello hobbit Bilbo Baggins, all'inizio destinate ai figli di Tolkien e poi giunte all'editore che le diede alle stampe. Il successo fu tale che ne venne chiesto un seguito; Tolkien, per così dire, si lasciò un po' andare e, attingendo a una quantità infinita di appunti presi fin da giovane su storie di Elfi e di Uomini, creò Il Signore degli Anelli. Tutto a partire da una strana parola, "hobbit", scritta distrattamente!
Gandalf torna Hobbiton, di John Howe
A vederli, gli Hobbit non corrispondono ai prototipi degli avventurieri, men che meno degli eroi. Sono un popolo tranquillo e riservato, dedito all'agricoltura, all'artigianato e, soprattutto, ai piaceri della vita: cibo (fanno in media sei pasti al giorno), canzoni, feste, una buona pipa in compagnia. Eppure, sono proprio degli Hobbit ad accompagnarci nei libri più famosi di Tolkien: Bilbo Baggins che, sorprendendo anche sé stesso, decide di unirsi a Gandalf e ai tredici Nani, per accompagnarli nella riconquista della Montagna Solitaria; il suo erede Frodo, destinato a diventare il Portatore dell'Anello, per distruggere il gioiello nel vulcano in cui fu forgiato da un potere malefico. Con Frodo, i suoi cugini Merry e Pipino e soprattutto Sam Gamgee, da molti considerato il vero eroe del Signore degli Anelli.

Se Bilbo e Frodo, Merry e Pipino, sono degli hobbit un po' sui generis (troppo studiosi, troppo aperti al mondo esterno e troppo avventurosi, per la gente semplice della Contea), Sam è uno hobbit medio: giardiniere operoso, senza grilli per la testa, dotato di un solido buon senso e di una grande capacità di amare. È scontato pensare all'affetto che prova per Frodo; basta anche ricordare le sue premure e preoccupazioni per il vecchio pony Bill. La sua lealtà gli fa condividere con Frodo ogni difficoltà e, malgrado i momenti di sconforto, Sam attinge al proprio senso del dovere per andare avanti, facendo tutto il necessario e anche di più, alimentando senza quasi accorgersene la propria e l'altrui speranza. Sam non ha la cultura di Frodo, la riflessività di Merry o l'impulsività di Pipino; forse anche per questo ha una maggiore capacità di meravigliarsi, e chi legge con lui.
La festa del centoundicesimo compleanno di Bilbo, di Joe Gilronan
Malgrado le incredibili avventure vissute dagli hobbit, malgrado la profonda crescita e l'arricchimento interiore che ciascuno di loro vivrà, tutti conservano nel cuore il ricordo dell'amata Contea, delle case dai tetti d'erba e dalle porte e finestre tonde, di quella vita semplice, pacifica e allegra a cui sognano di tornare. Perché ho scelto di associare agli Hobbit la tavolozza della Primavera Chiara? Per le sensazioni bucoliche che questi colori suggeriscono ma anche per la voglia di divertirsi degli Hobbit, il loro gusto per gli abiti colorati - specialmente verdi e gialli, ha scritto Tolkien, con bottoni dorati. Perfettamente "in palette"! - per il loro carattere tranquillo e scherzoso insieme. Un momento di riflessione:

E lì Sam, sbirciando fra i lembi di nuvole che sovrastavano un'alta vetta, vide una stella bianca scintillare all'improvviso. Lo splendore gli penetrò nell'anima, e la speranza nacque di nuovo in lui. Come un limpido e freddo baleno passò nella sua mente il pensiero che l'Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passeggera: al di là di essa vi erano eterna luce e splendida bellezza.

E poi, di nuovo spazio alla gioia, al fumare in compagnia e alla terza colazione!
La Contea illustrata dallo stesso Tolkien

Armocromia nerd - La Primavera Assoluta e l'oro dei Lannister

Sven Lachmann per Pixabay
È proprio primavera. Il tempo è pazzo: piove, poi il sole si affaccia tra le nubi, poi piove ancora, poi il cielo si apre, azzurro come i non-ti-scordar-di-me. Come siamo arrivati fin qui? Partendo dalla dolcezza dell'Autunno Soft Chiaro, Soft Profondo, Assoluto e Profondo, attraversando l'eleganza dell'Inverno Profondo Soft, Profondo, Assoluto e Brillante e approdando all'allegria della Primavera, prima quella Brillante, oggi la Primavera Assoluta.
Si tratta della variante più calda di questa stagione cromatica, con una tavolozza che è un tripudio di colori a base gialla. Come tutte le palette calde, non manca di azzurri, blu e viola, che sono comunque accesi e gioiosi. È la primavera più solare, intensa ma non pungente come la Primavera Brillante; la primavera che si avvia a diventare sempre più luminosa. La sua sigla è "PA" e i suoi nomi in inglese sono Warm e True Spring, o anche Shaded Spring nel sistema 4x4 di Ferial Youakim (per saperne di più, ti rimando a questo post).

I colori più tipici della Primavera Assoluta sono quindi caldi e luminosi. Rispetto a quelli della stagione "cugina", l'Autunno Assoluto, non sono troppo materici, bensì frizzanti; non le sfumature legnose delle spezie, ma i bagliori dell'oro e del rame. Ecco quindi il rosso scarlatto e il corallo, il rosa salmone e il pesca, il giallo zafferano, il verde prato e il verde acqua.
Va da sé che la caratteristica più evidente di questa tavolozza sia la temperatura, calda senza esitazioni. Il croma - ovvero la saturazione - è medio/alto, la profondità - ovvero la scurezza - è bassa e il contrasto è medio. Perciò, chi è in armonia con i colori della Primavera Assoluta sta particolarmente bene con colori solari e vivaci accostati in contrasto leggero, come ad esempio rosa pesca e marrone caramello, o giallo dorato e color nocciola, o verde mela e cammello.
La Fortezza Rossa ad Approdo del Re, di Ted Nasmith
Torniamo all'oro, il metallo più nobile, che sembra condensare i raggi del sole. A partire da questo prezioso elemento, è nata l'associazione tra la Primavera Assoluta e la Casata dei Lannister. Eccoci di nuovo a Westeros, il Continente Occidentale teatro di gran parte delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin, meglio note come Il Trono di Spade. I Lannister sono una delle famiglie principali di questa storia e, in breve tempo, diventa quella dominante nella politica dei Sette Regni. Il loro legame con l'oro non è solo nei colori dello stemma - un leone dorato in campo rosso - ma anche nelle loro enormi ricchezze. I loro possedimenti originari sono le terre dell'Ovest, prospere d'ogni risorsa, in superficie come nel sottosuolo, grazie a estese miniere d'oro. Il nome Lannister è legato al denaro tanto che, sebbene il vero motto della casata sia "Ascolta il mio ruggito", nei Sette Regni è più conosciuto il detto: "Un Lannister paga sempre i propri debiti".

I Lannister si contrappongono ai già descritti Stark fin nelle prime intenzioni dell'autore. Il loro è un duello morale e senza esclusione di colpi: rosso contro bianco, leoni contro lupi, ricco Ovest contro brullo Nord, arroganza contro giustizia, sotterfugi contro lealtà. Contrariamente agli integerrimi Stark, Casa Lannister si caratterizza, oltre che per la ricchezza, per l'astuzia e la spregiudicatezza nel conquistare il potere. E dato che il mondo del Trono di Spade è più realistico di quanto non appaia, i Lannister prevalgono per buona parte delle vicende. Tutto in nome del prestigio della famiglia, e che famiglia!
I Lannister, di Raymond Waskita
Il capo è Tywin, personaggio con cui nessuno vorrebbe avere a che fare. Machiavellico, privo di compassione, persegue con freddezza e orrende stragi l'ascesa della propria casata, un'ascesa in cui chiunque, a cominciare dai suoi figli, è una pedina da giocare. I figli maggiori sono Cersei e Jaime, gemelli incestuosi, l'una frustrata nel desiderio di avere l'approvazione del padre, l'altro pronto a tutto per compiacere la sorella, di cui è succube. Jaime, chiamato "Sterminatore di re", eccelle nel combattimento, Cersei nella cattiveria. Dalla loro unione sono nati Joffrey, Myrcella e Tommen, ufficialmente figli di Robert Baratheon, marito fedifrago di Cersei. Joffrey, in particolare, è un distillato di crudeltà.

E poi c'è Tyrion, "il Folletto", uno dei personaggi più importanti e amati dell'intera saga, l'unico in grado di riscattare il nome dei Lannister. È odiato in tutti i Sette Regni, in quanto Lannister. Ed è odiato anche in casa sua, perché la madre è morta dandolo alla luce. In più, Tyrion è un nano, esposto ai pregiudizi e alle offese del popolino come della corte. Solo Jaime e i loro zii provano simpatia per lui, ma non sono abbastanza coraggiosi da contrapporsi alle angherie che Tywin e Cersei gli riservano.
Tyrion Lannister, di Jonathan Wesslund
Tyrion è una persona schietta, buona e sensibile, pronta ad aiutare chi ha bisogno e dalla parte degli ultimi, dato che anche lui, sebbene ricco, è un emarginato. Allo stesso tempo, Tyrion è un vero Lannister. Non si fa scrupolo a mentire e uccidere, se lo ritiene necessario; è l'unico tra i tre figli ad aver ereditato l'intelligenza e la capacità strategica di Tywin; è dissoluto e dedito al vino come Cersei, sarcastico e irriverente quanto e più di Jaime.

Lo spirito che anima Tyrion è una fiammella indomita che non si spegne, nonostante tutto. E che, dietro all'ironia anche cinica, brilla comunque di luce calda, di una promessa di primavera. Una Primavera calda, Assoluta magari. E questo è il suo maggiore insegnamento:

Mai dimenticare chi sei, perché di certo il mondo non lo dimenticherà. Trasforma chi sei nella tua forza, così non potrà mai essere la tua debolezza. Fanne un'armatura, e non potrà mai essere usata contro di te.

Colori che coccolano

Lydia Wang per Pixabay
Hai presente quando cammini per strada e un odore particolare ti fa sorridere? Inspiri più a fondo, ti bei per un attimo della sensazione e, magari, accogli un ricordo. Può essere il profumo del pane che viene da un forno ed evoca la casa dei nonni; per alcuni è l'odore della benzina, a suscitare uno strano piacere che sa di vacanze. A me capita quando in autunno sento l'odore dei primi caminetti accesi: torno subito all'aria pungente, alle strade e alle case di pietra del paese di mia nonna, quando andavamo da lei per Natale. Oppure all'inizio dell'estate, quando mi arriva il profumo dei fiori di tiglio di giorno o di quelli del pitosforo la sera, piante che bordano ancora le strade che percorrevo da ragazzina, uscendo dal liceo o tornando a casa dalla palestra.
Anche se la vista è un senso meno "selvatico" e primordiale dell'olfatto, lo stesso meccanismo accade con i colori. Ci sono sfumature che, anche se non sappiamo perché, ci danno quel piccolo piacere, quella carezza visiva che è solo per noi, perché è il nostro inconscio a collegarle a ricordi e sensazioni felici. Sfumature che si possono trovare con il test RAH Colours, l'analisi del colore innovativa creata da Raluca Andreea Hartea.

Qui ti mostro uno dei miei maglioni preferiti, che porto soprattutto in casa perché è caldissimo, ideale quando in inverno sto seduta per ore al computer. Non è di buona qualità, anzi. È stato un acquisto d'impulso, mi ha conquistata con la sua morbidezza e soprattutto col suo colore, una sfumatura tra il salvia e il verderame che mi attrae e mi rasserena in modo incredibile. Nonostante ciò, sono stata sorpresa di ritrovare quella nuance nella mia palette RAH Colours. Non so con certezza a quale ricordo sia connesso - ho delle ipotesi - ma è una sfumatura che mi fa stare bene. Secondo l'armocromia, a livello di temperatura non è malaccio per me ma è un po' troppo delicato e desaturato, per i miei colori e i miei contrasti naturali, che sono piuttosto intensi. Il risultato è che questo maglione mi fa apparire un po' "moscia".
Significa che debba rinunciarvi? Certo che no. Stare "in palette", come si dice oggi, è molto gratificante ma non obbligatorio. Le nostre sensazioni ed emozioni valgono almeno quanto la nostra esteriorità quindi, se amiamo un colore che non fa parte della nostra stagione armocromatica, il mio consiglio è: usiamolo lo stesso! La vita è troppo breve e complicata per forzarci dentro abiti, ruoli e colori che non ci rispecchiano. E il colore è anche emozione.

Ciò non toglie che l'armocromia sia preziosa, e può aiutarci anche a usare con più consapevolezza sfumature non proprio ideali, o del tutto disarmoniche con noi. Ricordiamo che l'armocromia ha il compito d'illuminare il viso, quindi possiamo scegliere d'indossare colori non armonici nella parte inferiore del corpo (scarpe, pantaloni, gonne) oppure su accessori come borse e zaini. Altrimenti, possiamo accostare le sfumature che amiamo, ma che esulano dalla nostra palette, a quelle più donanti. Il risultato può essere un bel tocco di personalità in più. Per esempio: una persona dai colori freddi che però ama i colori caldi potrebbe valutare di accostare un bel nocciola dorato al turchese, oppure un color terracotta al blu. Più banalmente, infine, possiamo compensare l'effetto disarmonico con il trucco.
Per avvicinare il mio maglione "color muffa" ai miei contrasti naturali, lo indosso con una collana nera, oppure con una maglia scura che spunta sotto la scollatura. Qui ho anche giocato con un trucco un po' dark. Ma in realtà, il più delle volte, mi limito a non seguire la palette esteriore, bensì quella interiore. Si può fare, parola di consulente! Come dico spesso alla mia clientela, nessuna polizia armocromatica verrà a multarci perché non siamo "in palette".

E tu, hai delle sfumature che ti coccolano nello spirito? Se vuoi, scrivimele qui e dimmi a quale palette stagionale appartieni; ti suggerirò degli abbinamenti per unire i tuoi colori esteriori con quelli interiori!


P.s.: Non conosci né la tua palette armocromatica, né i tuoi colori felici? Ma rimediamo subito, che problema c'è? Scrivimi a simona.calavetta@gmail.com per prenotare la tua analisi!

Armocromia nerd - La Primavera Brillante e la dedizione della Casa di Tassorosso

Sunflair per Pixabay
I mesi volano, signora mia. Chi l'avrebbe detto che siamo già arrivati a metà del nostro percorso, tra le stagioni dell'armocromia associate a un immaginario fantastico? Ricapitoliamo le tappe precedenti: siamo passati dalle atmosfere opulenti e dolcemente decadenti dell'Autunno Soft Chiaro, Soft Profondo, Assoluto e Profondo, a quelle gotiche e sofisticate dell'Inverno Profondo Soft, Profondo, Assoluto e Brillante. Ora siamo al giro di boa ed entriamo nelle cosiddette "belle stagioni", dove "belle" è un giudizio più climatico che estetico (da cui dissente chi, come me, soffre il caldo!) e, soprattutto, ha a che fare con la luce. Sì, perché le giornate si sono già allungate di molto, anche adesso che si fa sentire qualche strascico dell'inverno appena trascorso. Non è un caso se a questo mese è associata la palette della Primavera Brillante, che dell'Inverno conserva limpidezza e saturazione.
I colori di questa palette sono infatti particolarmente puri, quasi pungenti, pur essendo a base calda. È la primavera nella sua espressione più esuberante, che cattura lo sguardo con colori sfacciati e accostamenti contrastati, come il rosa dei fiori di ciliegio accanto al marrone nerastro dei rami, o il viola, giallo e nero delle viole del pensiero. La Primavera Brillante, per gli amici "PB", in inglese si chiama Bright, Clear o Pure Spring.

I colori più rappresentativi di questa palette sono il viola brillante, il rosso papavero e il corallo acceso, l'arancio vivo, il giallo girasole, il giallo-verde lime e il verde prato, il turchese intenso e il Tiffany. Dall'Inverno, la Primavera Brillante prende anche la capacità di sostenere piuttosto bene il nero, purché in accostamento ai suoi colori. Una buona alternativa al nero, più affine alle altre sue sfumature, è il marrone-nero del caffè.
Come il confinante Inverno Brillante, anche qui la caratteristica più evidente è la saturazione; il croma è molto alto, così come il contrasto. Di conseguenza, chi è in armonia con la tavolozza Primavera Brillante sta bene con colori accostati in modo vivace; la natura offre ottimi spunti, come gli esempi delle viole del pensiero e dei fiori di ciliegio; ma si può guardare anche alle strisce gialle e nere dei bombi e ai colori del corallo nei fondali dei mari più blu. La temperatura di questa palette è neutro-calda e la profondità, ovvero la scurezza, è media perché, pur avendo delle contaminazioni invernali, è comunque una Primavera.
Copertina di Harry Potter e il Calice di Fuoco, di Arch Apolar
Perché associare la Primavera Brillante alla Casa di Tassorosso (o Tassofrasso)? Prima di tutto, per i colori della Casa, che sono giallo e nero, ideali per questa tavolozza. E poi, per un piccolo senso di giustizia. Tra i preconcetti legati all'armocromia, c'è quello secondo cui le stagioni Brillanti siano delle perle rare; è vero, le persone che si armonizzano con colori tanto accesi sono poche, ma non per questo le altre palette stagionali sono meno affascinanti. All'opposto, un preconcetto diffuso nel mondo di Harry Potter è che chi viene smistato a Tassorosso sia poco... brillante. Così è nato questo abbinamento, un po' per lo stemma, un po' per paradosso. Anche perché sono convinta che la bistrattata Casa di Tassorosso ne abbia sfornate eccome, di perle rare.
Tosca Tassorosso, di Lucía Vázquez de Prada de Miguel
J. K. Rowling ci spiega che la Casa fondata dalla strega gallese Tosca Tassorosso accoglie gli studenti più operosi, pazienti e gentili, qualità umili e preziose:

O forse è a Tassorosso la vostra vita,
dove chi alberga è giusto e leale:
qui la pazienza regna infinita
e il duro lavoro non è innaturale.

(da Harry Potter e la Pietra Filosofale)

In natura, i tassi si scavano confortevoli tane sottorranee; la sala comune dei Tassorosso si trova perciò nel seminterrato di Hogwarts, vicino alle cucine. Per entrarvi, bisogna bussare a una precisa botte, tra le tante sistemate nel corridoio di pietra. Il passaggio sbuca in un'accogliente sala rotonda dal soffitto basso, proprio simile a una tana. Una luce calda entra dalle molte finestre tonde, che affacciano sul manto erboso del giardino. Nei dormitori, gli studenti hanno comodi letti di legno con trapunte patchwork. Il fantasma della Casa di Tassorosso è il Frate Grasso e la direttrice è la professoressa Sprite, di Erbologia. Tutti questi dettagli, uniti alle qualità sopra citate, comunicano un forte legame con l'elemento Terra.
Harry e Cedric Diggory, da Harry Potter e il Calice di Fuoco, Warner Bros.
Tra i personaggi migliori della saga, appartenenti ai Tassorosso, il primo che viene in mente è Cedric Diggory, che appare nel terzo libro e ancor di più nel quarto. Cedric è il capitano della squadra di quidditch della sua Casa e, come Harry, gioca nel ruolo di cercatore. Già nel terzo libro si mostra uno sportivo rispettoso dell'avversario; nel quarto, viene scelto dal Calice di Fuoco come campione di Hogwarts nel Torneo Tremaghi e non c'è momento in cui non si mostri misurato e corretto, oltre che molto capace. Addirittura, nel momento del trionfo, decide di lasciare la vittoria a Harry (che a sua volta gli propone di condividere il premio), perché ritiene che gli sforzi del compagno di scuola siano stati superiori ai suoi. Cedric rispetta l'ideale greco "kalós kái agathós", cioè "bello e buono": in lui la bellezza esteriore e interiore sono allo stesso, alto livello.

Un'altra Tassorosso degna di nota è Ninfadora Tonks, la giovane Auror che appare dal quinto libro in poi, tra i membri dell'Ordine delle Fenice. Tonks si presenta come una strega molto buffa, goffa e piena d'entusiasmo. È una Metamorfomagus, ovvero sa trasformare il proprio viso come vuole, potere che usa per far divertire gli altri (come quando cambia la forma del naso) o, più spesso, per colorarsi i capelli. All'inizio sembra solo un personaggio divertente ma, col progredire della saga, dimostra tutta la sua passione e il suo eroismo.

Infine, il terzo Tassorosso da ricordare è Newt Scamander, il Magizoologo autore del libro Gli animali fantastici: dove trovarli e protagonista degli omonimi film. L'opera di Scamander, libro di testo a Hogwarts, è pubblicata anche nel nostro mondo babbano come un agile libricino arricchito dalle annotazioni e dei commenti di Harry e Ron. Imperdibile, direi!
Nynfadora Tonks di Jesús Sánchez
Insomma, trovo che la Casa dei Tassorosso sia ingiustamente snobbata, visto che esalta le qualità che che rendono possibile e armoniosa la convivenza civile. Nel momento del bisogno, poi, molti Tassorosso si mostrano coraggiosi quanto i Grifondoro, pronti a sacrificarsi per chi amano e per ciò in cui credono. Uno dei momenti più commoventi della saga di Harry Potter è il discorso di Silente su Cedric, definito un amico buono e fedele, gran lavoratore e giocatore leale:

Quando e se per voi dovesse venire il momento di scegliere tra ciò che è giusto è ciò che è facile, ricordate cos’è accaduto a un ragazzo che era buono, e gentile, e coraggioso, per aver attraversato il cammino di Voldemort.

Armocromia nerd - L'Inverno Brillante e la luce dei Valar

Rene Rauschenbeger per Pixabay

Fa freddo, spesso il tempo è uggioso, il cielo grigio e l'umore... anche. Ora più che mai. Forse anche per questo i colori vividi di mimose, ciclamini, primule, violette e violaciocche ci colpiscono tanto, riempiendoci gli occhi e il cuore. Siamo ancora in pieno inverno ma la natura ricomincia a vestirsi di toni vivaci. Di più: chiassosi! Del resto, è Carnevale. Dopo la morbidezza dell'Autunno Soft Chiaro, Soft Profondo, Assoluto e Profondo, dopo la drammaticità dell'Inverno Profondo Soft, Profondo e Assoluto, è il momento dell'Inverno Brillante, la sottostagione che unisce la decisione delle nuance invernali alla vivacità di quelle primaverili.
Il risultato è una palette quasi astratta, composta da colori purissimi a base fredda. Sorprendenti come un arcobaleno, sembrano proprio quelli che scaturiscono da un prisma, quando viene colpito da un raggio di luce bianca. L'Inverno Brillante - o "IB" - in inglese è definito Bright, o Clear, o Pure Winter. Limpido, netto, frizzante come il vento tagliente in una giornata gelida ma soleggiata.

I colori peculiari di questa palette sono sfacciati, prima ancora che freddi: bianco puro, giallo limone, rosso lacca, rosa shocking, fucsia, viola brillante, blu elettrico, verde smeraldo, turchese acceso, oltre al classico nero dell'Inverno.
È facile intuire che la caratteristica principale dell'Inverno Brillante sia la saturazione; il croma, qui, è al suo massimo grado d'intensità. Anche il contrasto è molto alto, infatti chi si armonizza con questa tavolozza sta particolarmente bene in accostamenti di colore vivacissimi e un po' anni '80, come bianco e rosso o bianco e smeraldo, nero e fucsia o nero e blu elettrico. Per contro, la profondità di questa palette è media e la temperatura neutro-fredda, perché la confinante stagione primaverile attenua il freddo e aggiunge luce.
La musica degli Ainur, di James L. Reid

La prima immagine che mi è venuta in mente, pensando all'Inverno Brillante, è stata l'aurora boreale. Le scie di luce fluorescenti, nel cielo buio dell'estremo Nord, costituiscono uno spettacolo irreale, mistico, quasi ultraterreno. Perciò ho pensato di associare questa tavolozza a delle entità fantastiche che non sono né umane, né semplicemente magiche, ma che si avvicinano molto al concetto di divinità o, quanto meno, di potenze angeliche. Si tratta dei Valar, creati da J. R. R. Tolkien nel suo Silmarillion. Si può dire che questo sia il libro a cui Tolkien lavorò per tutta la vita, scrivendo e riscrivendo una serie di storie precedenti sia a Lo Hobbit, sia al Signore degli Anelli, a partire niente meno che dall'origine del mondo.

Molti di questi scritti furono organizzati dal figlio Christopher in un unico volume, Il Silmarillion appunto, che inizia presentando Eru Ilúvatar, il principio creatore, che col proprio pensiero dà vita a numerosi spiriti, chiamati Ainur. Il loro canto collettivo, guidato da Ilúvatar, crea una visione di luce nel buio: è il progetto di Arda, la Terra, che gli spiriti saranno chiamati a plasmare.
Mentre Eru Ilúvatar resta al di là dei confini del tempo e dello spazio, assieme a una parte degli Ainur, molti di loro scendono nel mondo, col desiderio di realizzare ciò che hanno immaginato. Alcuni, i Maiar, sono spiriti di discreta potenza; altri, i Valar, sono equiparabili alle divinità o alle forze della natura, e sono in tutto quattordici, sette princìpi maschili e sette femminili.

Il Re di Arda e voce di Ilúvatar, è Manwë, signore dell'aria e dei venti. La sua compagna è Varda, signora della luce e creatrice delle stelle, l'entità più amata dagli Elfi. C'è poi Ulmo, il signore delle acque, lo spirito più edotto nella musica creatrice che, infatti, suona ancora tra le onde e lo scrosciare di fiumi e pioggia. Molto importante è Yavanna, regina della terra, responsabile del mondo vegetale. Il suo compagno è Aule, il fabbro, che presiede al regno minerale e alle arti. Námo "Mandos" è il giudice, Vala del destino e della morte; suo fratello Irmo "Lórien" è il signore dei sogni, e sua sorella Nienna lo spirito piangente della pietà. La compagna di Mandos è Vairë, la tessitrice che intreccia i destini del mondo; quella di Lórien è Este, signora del riposo. Oromë è il cacciatore, lo spirito che cavalca nelle foreste; la sua compagna è Vána, sorella di Yavanna e spirito della primavera. Nessa è lo spirito danzante della bellezza, sorella di Oromë e compagna di Tulkas, il guerriero valoroso, l'ultimo a scendere nel mondo, quando esso ha avuto bisogno di lui.

Sì perché, inevitabilmente, accanto alle entità benefiche c'è anche il principio del male, ovvero Melkor. Fratello di Manwë, è il più potente di tutti e quello desideroso di diventare egli stesso un creatore; ma, non possedendo le doti necessarie, cova invidia e rancore. Durante il canto degli Ainur, Melkor decide di non seguire il tema musicale proposto da Ilúvatar e produce delle dissonanze che vanno a deformare le visioni altrui. Da qui in poi, Melkor continuerà a fare ciò che gli riesce meglio: guastare il mondo e cercare di sottomettere gli altri.
Varda, di Zipa Vika

Spero che questo elenco di nomi non risulti indigesto, tanto più che la descrizione dei Valar e dei Maiar è tra le parti del Silmarillion che personalmente preferisco. Come anche mi affascina l'idea del mondo creato dalle visioni, a loro volta create dalla musica. Immagino la musica degli Ainur come una fuga barocca, un tema ripetuto in un'armonia perfetta e ispirante, come il famoso Canone di Johann Pachelbel.

Un'altra parte che trovo davvero suggestiva è l'arrivo della luce sulla Terra attraverso gli alberi. All'inizio dei giorni, Yavanna siede su una collina e intona un canto di potere, mentre Nienna bagna il terreno con le sue lacrime. Il canto di Yavanna fa nascere e crescere due alberi imponenti: uno maschio, dalle foglie verde scuro sopra e argento sotto, fitto di fiori da cui stilla luce argentata; l'altro femmina, con foglie verde chiaro bordate d'oro e grappoli di fiori gialli a forma di cornucopia, da cui scendono calore, luce e pioggia d'oro. Gli alberi risplendono a turno per sette ore ciascuno, sovrapponendosi per una sola, gloriosa, ora al giorno. Con la loro luce liquida, Varda crea le stelle e, com'è facile intuire, dopo una serie di peripezie causate da Melkor, dalla luce di questi alberi avranno origine anche il sole e la luna.

Visioni, canti, luci che sfavillano nel buio, un mix mistico e psichedelico che, secondo me, è proprio in linea con la tavolozza Inverno Brillante. Tu che ne pensi? E quale Vala preferisci? Avendo una sorta di venerazione per ciò che luccica e anche per gli alberi, le mie favorite sono da sempre Varda e Yavanna.

Quando giunsero nel Vuoto, Ilúvatar disse loro: "Guardate la vostra Musica!".

I due alberi di Valinor, di Roger Garland