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I colori del Natale


Questa settimana, invece del #lunedìacolori, c'è il martedì. E che martedì!
L'8 dicembre è tradizionalmente deputato a decorare la casa per Natale, quindi perché non dedicare una puntata ai colori delle feste invernali? Perché, anche se giustamente ognuno usa gli addobbi che preferisce, scegliendoli tra tutti i colori dell'arcobaleno, ci sono alcune tonalità che "fanno Natale", in qualsiasi momento dell'anno le si guardi, specie se abbinate insieme. Si tratta del rosso, il bianco e il verde (trittico patriottico!), l'oro e l'argento. Vediamoli insieme, nel dettaglio.


Il ROSSO è l'energico colore della vita, che evochi il sangue o il fuoco. In moltissime culture è una tinta apotropaica, un amuleto fatto pigmento ed è associato alle celebrazioni in senso lato. Per esempio, si usa anche nelle feste di primavera, dalla Pasqua ortodossa al Calendimaggio (in associazione con il bianco, proprio come a Natale).

Lupus in fabula, il BIANCO è il colore della luce e della purezza ma anche della della trasformazione, del passaggio da uno stato terreno a uno più "alto". L'abbinamento col rosso, oltre a essere molto efficace, crea un dualismo di passione e distacco, energia e quiete, materia e astrazione, fuoco e ghiaccio. In modo più immediato, il bianco evoca la neve, immancabile nell'immaginario invernale.

Il VERDE è anch'esso un colore della vita, intesa come natura e in particolare come vegetazione, da quella che non cede al gelo (i sempreverdi), a quella che in inverno sembra morire, per poi rifiorire in primavera. In questo senso, il verde esprime il suo significato di speranza.

L'ORO e l'ARGENTO, prima di essere dei pigmenti, sono minerali di alto valore materiale e spirituale, perciò simboli e auguri di prosperità. Inoltre riflettono la luce e sono associati agli astri: sole, luna e stelle, non ultima la stella cometa del presepe. Sono evocati, come colori, rispettivamente dal giallo (il giallo oro, non a caso) e dal bianco.

Come mai tutto questo simbolismo legato alla luce e alla vita? Pensiamo alle radici più ancestrali del Natale, alle feste primordiali che si celebravano attorno al Solstizio d'Inverno. Nella stagione fredda, in tempi antichi, la sopravvivenza era davvero dura e niente affatto garantita, a meno di non avere delle buone scorte di cibo e di stoffe o pelli per coprirsi. Come oggi, il sole brillava per poche o pochissime ore al giorno, la vegetazione era per lo più a riposo, il terreno indurito dal gelo, inondato dalla pioggia o coperto di neve. Allora, però, questo significava affrontare tutti, ogni giorno e ogni notte, il buio, il gelo e i morsi della fame.

Non stupisce che ogni cultura, a suo modo, celebrasse riti per propiziare il ritorno del sole, della luce e della bella stagione, quella durante la quale era più difficile ammalarsi o deperire. Su queste antichissime celebrazioni si sono via via innestate leggende molto diverse e simboli più complessi, dai Saturnalia romani (che sono anche all'origine del Carnevale, altra festa invernale) al Natale cristiano. Tutte hanno come nucleo l'augurio del ritorno della luce e della vita.


Il posto d'onore, tra le decorazioni di questo periodo, lo ha l'albero di Natale. Di origine germanica, ha come illustre antenato Yggdrasill, l'albero cosmico fonte della vita, asse e collegamento tra i mondi sotterreaneo, terrestre e celeste. Gli alberi sempreverdi, in particolare le alte conifere, erano considerati magici, perché non perdevano né foglie, né colore. E, come talismani di speranza, i loro rami e le loro cime furono portati nelle case, costituendo assieme a lanterne e candele le basi degli addobbi che ancora oggi utilizziamo.

Nel corso dei secoli, gli alberi cosmici sono diventati i medievali "alberi del Paradiso" o "di Adamo ed Eva", addobbati con nastri, luci, oggetti colorati e soprattutto frutta e dolci, a rappresentare l'abbondanza. Dalle regioni del Reno e del Baltico si sono diffusi, durante il XIX secolo, in tutta Europa e poi in America. Oggi, gli alberi di Natale svettano luccicanti nelle piazze e in moltissime case, dove spesso convivono in perfetta armonia con il presepe, tradizione iniziata da Francesco d'Assisi.


Spero che questo piccolo viaggio nel tempo ti abbia fatto apprezzare ancora di più le decorazioni. Tu di che colore le preferisci? Farai l'albero, il presepe o entrambi? In ogni caso, ti auguro di divertirti nell'addobbare, per me è la parte migliore delle feste!
Se ti va, lasciami un commento e condividi il post. Ci rivediamo la settimana prossima, a esplorare il colore del mese. A presto!

Analisi del colore interiore: cos'è?


Chi mi conosce sa che sono ipercritica con me stessa e di rado rimango davvero soddisfatta del mio lavoro: nonostante m'impegni sempre al massimo, in genere penso che avrei comunque potuto fare di meglio, o fare prima o, se proprio non ho nulla da rimproverarmi, mi vengono in mente troppo tardi (cioè, dopo aver finito e consegnato un lavoro) dettagli che avrei potuto realizzare diversamente.

Pensa quindi il mio stupore quando, dopo aver fatto la prima analisi del colore interiore su una cliente, mi sono sorpresa a pensare: "Ma questa cosa è una FIGATA!". Perché un conto è progettare - anche minuziosamente - un servizio, un altro è metterlo in pratica su un'altra persona. Stavolta, la pratica ha di gran lunga superato la teoria.

Come accennavo nel post precedente, mi è stato chiesto tante volte se l'armocromia, intesa come l'individuazione oggettiva dei colori più rispondenti a un viso, avesse a che fare con la personalità. Da un lato, la risposta è "no"; sincera ma, forse, deludente. D'altro canto, l'armocromia è solo una delle tante applicazioni della teoria del colore, che comprende anche vasti studi sulla simbologia e la comunicazione dei colori stessi, ed è proprio questo che mi affascina maggiormente.

Tutto pronto per iniziare l'analisi!

Così, ci ho pensato a lungo e mi sono detta che valeva la pena ideare un'analisi che partisse dal colore per esplorare l'interiorità di ognuno e che tornasse al colore con dei consigli specifici sulle sfumature da cui trarre beneficio. Un test che scrivo con serietà, ma che propongo in modo giocoso, perché non è proprio il caso di farlo sentendosi sotto esame!

Ne è venuta fuori un'analisi in due parti, una introspettiva e una energetica. La prima aiuta a guardarsi dentro per conoscersi meglio; la seconda, invece, serve a individuare quali punti energetici - i cosiddetti Chakra - hanno bisogno di un occhio di riguardo e di essere aiutati con l'uso mirato dei colori e della cristalloterapia*.


Perché, all'atto pratico, questo servizio mi ha sorpresa?
Perché fin da subito, confrontando e interpretando le risposte ricevute, ho visto che tutto si incastrava con una precisione maggiore di quella immaginata, in un quadro sfaccettato ma coerente. Anzi, non l'ho visto, l'ho sentito. È stata proprio questa inaspettata sensazione di pancia a sorprendermi e a farmi capire che ero sulla strada giusta.
Cosa più importante, anche la prima cliente è stata contenta e incuriosita dal risultato, e così le successive. C'è pure chi mi ha detto: "Ma tu sei magica, come hai fatto a scoprire questo di me?". Solo mettendomi in ascolto profondo e unendo i tasselli del puzzle!

A differenza dell'armocromia, quella del colore interiore non è un'analisi definitiva, non si fa una tantum, perché la nostra carnagione non cambia, ma il nostro mondo interiore sì, assieme alle nostre aspirazioni e difficoltà. È quindi un test che si può ripetere nel futuro, per verificare di volta in volta di quali colori e quali pietre si può avere bisogno.
Se l'analisi del colore interiore si accompagna a quella armocromatica, poi, i consigli sui colori e le gemme da indossare saranno ulteriormente personalizzati, per armonizzarsi con la tavolozza ideale della persona.

Al lavoro su una scheda di analisi del colore interiore.

L'analisi del colore interiore fa per te se...
  • Vuoi sempre scoprire qualcosa in più su di te, infatti fai ogni test della personalità che trovi in Rete o sulle riviste;
  • Sospetti che qualcuno dei tuoi Chakra non si stia dando abbastanza da fare;
  • Credi che le gemme siano qualcosa di più di un bell'ornamento e vuoi sapere quali sono quelle davvero adatte a te;
  • Desideri arricchire l'analisi del colore armocromatica, per unire l'estetica all'interiorità.

Non fa per te se...
  • I concetti di "energia", "Chakra" e "cristalloterapia" t'innervosiscono o ti fanno sentire a disagio.
  • Pensi che l'analisi del colore interiore ti aiuterà a superare dei traumi o a guarire da dei malanni. No, questo test non sostituisce in alcun modo una terapia, di nessun genere. Può senz'altro aiutarci a sentirci più connessi con noi stessi, ma io sono un'esperta di colore, non un medico. E credo nel valore della preparazione scientifica, perché la razionalità e la spiritualità non sono affatto nemiche!

* Ok, ok, ho troppi interessi e sono dispersiva eclettica. Nell'autunno del 2013 mi sono regalata un corso di cristalloterapia con l'esperta Fufi Sonnino, per approfondire la mia passione per le pietre. Mi capita spesso che amiche e conoscenti mi chiedano quali gemme usare per il loro benessere e, con questo servizio, posso suggerirle anche a te!

Ti è venuta la curiosità di provarlo?
Puoi prenotarlo scrivendomi a simona.calavetta@gmail.com
Ti aspetto!

Celestino rosa pallido


Oggi sarebbe stato, è e sempre sarà, il compleanno di papà.
Se n'è andato troppo presto per i nostri limitati parametri, e in modo oggettivamente crudele, ma anche se scrivere queste parole rinnova tutto il dolore di questi ultimi anni, ora che riesco a farlo pubblicamente non intendo spenderle per un articolo triste. Prima di tutto, perché sono un po' pudica per quanto riguarda la mia sofferenza; e poi perché chi ha conosciuto mio padre, per lo meno prima che si ammalasse nel 2006, sa che era una persona molto ironica.


Quindi.
Di cosa scrivo, spesso, online? Di colori. E stamattina, più che mai, mi è tornata in mente una definizione di colore che è diventata leggendaria, nella nostra famiglia.

Mio padre non era un granché, con i colori. Anzi, abbiamo sempre avuto il sospetto che fosse un po' daltonico, sospetto che lui si divertiva ad alimentare facendo il finto tonto e chiedendo spesso aiuto per distinguere le sfumature e abbinare giacca e cravatta per andare al lavoro. La sua difficoltà a catalogare i colori poco definiti lo ha portato in gioventù a coniare la definizione "celestino rosa pallido".


Queste tre parole sono spuntate spesso nelle conversazioni familiari, facendoci sempre ridere. Immagino che papà, a suo tempo, avesse visto qualcosa color lilla o glicine e non sapesse descriverlo in altro modo. Ma quando stamattina mi è tornato in mente il suo "celestino rosa pallido", ho avuto un'illuminazione: è stato uno degli abbinamenti Pantone dello scorso anno! Certo, da loro è stato definito in modo più fascinoso Rose Quartz + Serenity. Ma era quello, senz'altro.
Pure bello, come abbinamento: delicato, sognante, romantico. Tiè.
«Sono un genio incompreso», direbbe papà con rassegnata magnanimità.

Cambio di stagione: come affrontarlo e uscirne vincitori


Nel post precedente ho raccontato i piccoli piaceri che associo al cambio di stagione. Ormai il freddo è arrivato perciò, che sia riuscita a convincervi oppure no, il cambio degli armadi va fatto, e anche in fretta. Ma non alla buona! Ecco qualche trucchetto per rendere questa operazione efficace nel tempo. Basta conoscere le parole magiche.

Prima di cominciare, servono:
- Tempo esclusivo. Nell'altro post ho detto una giornata, ma basterà anche meno se dedicheremo queste ore soltanto al guardaroba, senza nel frattempo cucinare, telefonare o rispondere alle e-mail. Sono consentite solo le pause per bere (l'idratazione è importante!) e, di conseguenza, per fare pipì.
- Antitarme e contenitori in cui riporre i capi da conservare, buste grandi in cui mettere quelli da dare via.
- Letto sgombro, su cui posare i vestiti.
- Atmosfera, per creare la quale so che alcuni hanno già seguito i consigli del post precedente. Mi fa molto piacere!


Passiamo alle parole magiche. La prima è: ORGANIZZAZIONE.
Il mio armadio ha una parte superiore in cui tengo i vestiti fuori stagione (alcuni appesi, altri piegati in scatoloni di plastica), le scatole delle scarpe fuori stagione, la valigia... Insomma, tutto ciò che normalmente non uso, compresi quei due o tre abiti eleganti che metto giusto ai matrimoni. La parte inferiore è piuttosto piccola e deve contenere tutto, dalla biancheria ai cappelli. Solo le scarpe e le borse sono riposte altrove, nella scarpiera e in uno dei casetti del letto-contenitore.
Stretto e pieno com'è, il mio guardaroba non fa una gran figura. Non somiglia neanche lontanamente alle cabine armadio che si vedono nei film o su Pinterest. Ma per me è più che sufficiente ed è molto ordinato, così so sempre dove trovare quel che cerco. "Organizzazione" è la parola d'ordine per decidere cosa mettere dove, a seconda delle nostre esigenze e dello spazio di cui disponiamo. E dopo aver studiato una disposizione sensata, bisogna rispettarla, che è meno faticoso di dover riordinare ogni volta.


La seconda parola è: SMISTAMENTO.
Questa fase l'abbiamo letta un po' ovunque ed è stata consacrata da Marie Kondo nel suo celeberrimo Il magico potere del riordino. Per sistemare il guardaroba bisogna prima tirar fuori tutto ciò che contiene, andando anche a cercare i capi in giro per casa e dividendoli in categorie:
- parti di sopra (sottocategorie: magliette, camicie, maglioni);
- parti di sotto (gonne e pantaloni);
- abiti e completi;
- giacche e cappotti;
- biancheria (mutande, reggiseni, canottiere, calze);
- accessori (sciarpe, guanti, cappelli);
- scarpe e borse.
Come il Cappello Parlante smista gli studenti di Hogwarts nelle varie Case, noi smistiamo vestiti. In questo modo ci rendiamo conto - spesso con stupore - di quante cose abbiamo e possiamo notare eventuali mancanze, come ad esempio scoprire di essere pieni di magliette a maniche corte e maglioni pesanti e invece senza maglie da mezza stagione; oppure di avere un sacco di gonne che non mettiamo e solo un paio di pantaloni in buono stato.


La terza parola magica è: PROVA.
Se fino a questo momento pensavamo di aver fatto fatica, è ora di ricredersi. Questa è la fase più lunga e "ginnica", quella in cui è utile alzare il volume della musica per darsi il ritmo. È il momento di provare tutto. Ogni singolo capo.
La buona notizia è che non è necessario farlo a ogni cambio di stagione, va bene anche ad anni alterni oppure ogni due anni, se non abbiamo cambiato taglia o gusti. La seconda buona notizia è che è divertente ed è la fase più preziosa, perché non importa quanto sia carina quella blusa: se ci cade male, se è troppo larga o troppo stretta, se il colore ci sbatte... non fa per noi. Bisogna essere obiettivi e impietosi: stiamo valutando degli oggetti che ci presentano al mondo, sono loro che servono noi, non siamo noi che dobbiamo riempirli. Quindi, o è amore reciproco, oppure... ognuno per la sua strada!

Tutti abbiamo una forma del corpo che può essere valorizzata. Io, per esempio, ho una sagoma a cerchio, anche detta "donna mela". Per essere precisi, una "mela a 8", come ho appreso leggendo Moda per Principianti. Per capire la propria forma, si può studiare da sé oppure farsi valutare da una consulente d'immagine. Ho provato e consiglio i corsi di Beauty Will Save The Word e seguo con piacere Anna Turcato.
Naturalmente, bisogna valutare anche il colore dei vestiti: ci spegne o ci illumina? Per questo posso esservi utile io, con una consulenza di armocromia.

Un colore non va bene? Si può cambiare!
Per esempio, queste lenzuola erano gialle.

Quarta parola: CERNITA (o decluttering, se preferite).
A questo punto, avremo tre mucchi di vestiti.
- Sì: quelli che ci donano e che ci fanno sentire a nostro agio;
- No: quelli che non ci piacciono più o che proprio non ci stanno bene (se non vengono indossati da più di tre anni, un motivo ci sarà);
- Nì: quelli a cui diamo una seconda possibilità, tingendoli, facendoli accorciare o restringere.

Partiamo da questi ultimi: vanno messi in una busta con scritto "da sistemare" e l'impegno a farlo già dall'indomani, se non dalla sera stessa, per evitare di lasciarli in giro a prendere polvere. Portiamoli in sartoria, oppure compriamo un colorante e sbizzarriamoci con la tintura casalinga, che può dare molte soddisfazioni!
I capi che invece non vanno bene, basta metterli in una o più buste e passarli ad amiche e parenti, o donarli a chi ne ha bisogno: alla Caritas, ai centri d'accoglienza o alle case famiglia. Ovviamente solo se si tratta di vestiti in buono stato; quelli rovinati, meglio portarli nei negozi che raccolgono capi usurati, la cui stoffa viene riciclata per fabbricarne di nuova. Non si butta via niente!

Se avete altri suggerimenti su organizzazioni o negozi che possono utilizzare al meglio i nostri vecchi vestiti, scriveteli nei commenti: aiutiamoci ad aiutare!


Quinta e ultima parola magica: ARCHIVIAZIONE.
La maggior parte dei capi di abbigliamento non va in vacanza: jeans, magliette, camicie, in generale i capi di cotone, stanno con noi tutto l'anno. D'estate vanno bene da soli e d'inverno si accompagnano a tessuti più caldi.
Cosa finisce nelle scatole? In questa stagione, i capi prettamente estivi: copricostume, abiti leggeri e soprattutto vestiti in lino. Un costume da bagno, invece, può tornare utile anche quando fa freddo, magari per una scappata alle terme. Al cambio di stagione successivo, gli scatoloni si riempiranno tre o quattro volte di più, a causa del volume di maglioni e sciarpe di lana, pantaloni a coste, felpe di pile, guanti, berretti.
Ogni capo va piegato con cura e, una volta che i contenitori sono pieni, bisogna infilarvi uno o due foglietti antitarme o un po' di palline di canfora avvolte in fazzoletti di carta, perché non macchino la stoffa. Poi, si coprono i vestiti con un telo di plastica (va benissimo una busta da tintoria), si chiude bene la scatola e via in cima all'armadio, sotto al letto o nel soppalco.

L'incantesimo è quasi compiuto, manca solo sistemare il nostro guardaroba di stagione. Come suggerivo all'inizio, ognuno deve trovare un proprio ordine, a seconda dello spazio a disposizione nell'armadio. È sempre una buona idea dividere tutto in categorie, come durante lo smistamento, aggiungendone una: quella dei capi indossati una volta, ma ancora portabili. Non vanno in nessun caso mischiati ai panni puliti o potreste rischiare, al prossimo cambio di stagione, di metterli via senza averli lavati, che non è proprio il massimo.

Fatto? Ecco un armadio svecchiato, più snello e più piacevole da usare. Seguendo queste "parole magiche", i cambi di stagione successivi saranno una passeggiata. Garantito!

Come amare il cambio di stagione


Ciao, mi chiamo Simona, non mi dispiace stirare e adoro fare il cambio di stagione.
(«Ciao, Simona»)

Ho capito presto che queste cose, per la maggior parte delle persone, sono odiose quanto il rumore di unghie sulla lavagna. Invece per me sono rilassanti e liberatorie perciò, in primavera e in autunno, vengo invocata da amiche e conoscenti in crisi da armadio.

«Ma come fa a piacerti stirare? E fare il cambio di stagione, poi?!».
Stirare non mi pesa, perché nel frattempo guardo film o serie tv. Facile facile.
Il cambio di stagione, invece, è una gioia innata: fin da bambina mi divertivo un mondo, durante quei due fine settimana l'anno in cui la casa veniva invasa di scatoloni e profumo di naftalina. Sì, profumo. Son gusti!
La buona notizia è che chiunque può trovare piacevole questa operazione. Ne sono tanto convinta che ho deciso di mettere nero su bianco tutto ciò che faccio, magari può essere d'ispirazione.

Trucchetto extra: iniziare solo dopo aver rifatto il letto!

1) Scegliere il giorno giusto.
Il cambo di stagione è un lavoro lungo e necessita delle energie fisiche di una seduta di palestra. Da non affrontare, quindi, quando si è sottotono. Non va iniziato di pomeriggio, pena andare a dormire in un letto ancora invaso da capi d'abbigliamento.
Il momento giusto è un giorno festivo, o comunque quando si sta in casa dalla mattina e non si hanno impegni. Un giorno, insomma, in cui potersi dedicare con calma e senza distrazioni al guardaroba. Possibilmente un giorno di sole, perché la luce naturale è essenziale per valutare i colori dei capi di abbigliamento (qualcuno ha detto "armocromia"?).


2) Creare l'atmosfera.
Se non fa troppo freddo, apro le finestre. Mi aiuta concretamente a "cambiare aria", nell'armadio, nella stanza e un po' nella mia vita quotidiana, da lì in poi. Consiglio particolarmente indicato a chi non sopporta le profumazioni della canfora e degli antitarme.
Poi, accendo un incenso o una candela profumata. Questo è un appuntamento con me stessa, o meglio con i miei panni, è giusto coccolarsi un po'. Perciò mi preparo anche un tazzone di tè, da sorseggiare tra uno scatolone e l'altro.


3) L'importanza della colonna sonora.
La musica è fondamentale! Come scritto prima, il cambio di stagione è come un'ora di ginnastica. Le palestre insegnano: avere della musica che dà il ritmo fa davvero la differenza.
I miei grandi classici in questo frangente sono gli Abba (provate a non sculettare, mentre folleggiate con le sciarpe canticchiando Mamma Mia!), le sigle dei cartoni animati e i primi due album delle Spice Girls, che sono il mio scheletro trash nell'armadio. Ognuno scelga la propria colonna sonora, l'unica regola è che spinga a muoversi col sorriso sulle labbra. Conosco chi affronta aggressivamente il guardaroba con Eye of the Tiger!

Alle prime note di Wannabe, sento l'impulso a tirar fuori i vestiti!

4) Pensare a cosa si ha tra le mani.
Si legge spesso di quanto sia benefico prestare attenzione a ciò che si sta facendo, nel momento stesso in cui lo si fa, osservando forme, colori e sensazioni. La cosiddetta mindfulness può aiutare ad apprezzare un'incombenza come il cambio di stagione? Dice il saggio: avoja!
I panni che tiriamo fuori dall'armadio e dalle scatole hanno consistenze, profumi e soprattutto storie: questo è stato acquistato in quel particolare momento, quell'altro in quel particolare negozio, uno ci è stato regalato da quella persona, un altro lo abbiamo indossato in quell'occasione... Ogni maglietta, maglione, gonna o pantalone è legato a dei ricordi. A prescindere dal fatto che terremo o no quei capi, ritrovarli e accompagnarli al loro posto - nel guardaroba o fuori nel mondo - rende questo momento simile allo sfogliare un album di foto, o a una rimpatriata.
Odiate le rimpatriate? E va bene, consolatevi: questa capita solo due volte l'anno!


5) Cancellare le tracce.
Per quanto possa divertirmi a fare il cambio di stagione, la confusione che ne deriva mi disturba parecchio. Quindi, dopo essermi goduta l'evento, non lascio in giro scatole vuote, buste di plastica della tintoria, foglietti antitarme esauriti. Messo a posto il guardaroba, cancello ogni traccia. Questa è una mia fissazione, in generale; in un'altra vita devo essere stata una serial killer. Vestiti a posto, stanza a posto, schiena a pezzi ma che soddisfazione! Si respira tutta un'altra aria, la stagione è proprio cambiata.
Oh, c'è chi si diverte a fare jogging...

Vi ho convinti almeno un po'? Allora, dopo esserci innamorati del cambio di stagione, vi invito a creare insieme una compilation ideale, adatta all'occasione.

Scrivete nei commenti le vostre proposte di brani, che siano
ballabili, pieni di energia e di paillettes.
E se l'idea di cantarli in pubblico vi imbarazza... sono proprio perfetti!

Vi do appuntamento al prossimo post, con i consigli pratici su come sistemare i vestiti. Preparate l'antitarme!

Consigli per gli acquisti... natalizi!


Tra meno di un mese è Natale.
Sono tra quelli per cui la festa inizia l'8 dicembre addobbando gli alberi (faccio anche quello in casa dei miei genitori: glaciale il mio, vintage e caldo il loro) e finisce il 6 gennaio. In mezzo, è tutto un groviglio di atmosfera, lucine, riflessioni, rituali e incontri.
Naturalmente, ci sono anche i contro. È troppo facile pensare al traffico impazzito... per me, il contro sono i regali. Fatico a trovare idee carine e lo shopping non mi entusiasma durante il resto dell'anno, figuriamoci nella frenesia prenatalizia.
In famiglia, ogni anno diciamo: «Niente regali, basta stare insieme!». Anche perché abbiamo tutti i compleanni a ridosso delle feste, quindi lo stress regalifero è doppio. Invece, alla fine ci ritroviamo pieni di pensierini più o meno utili da scartare; pare che non si riesca a farne a meno. E allora, tanto vale parlarne.

Che vi costa una lista?
Sono una fan sfegatata delle Liste dei Desideri, idea presa anni fa da Cyberluke. Seguendo un lista, non devo lambiccarmi il cervello e sono certa di fare un regalo davvero gradito; purtroppo, la quasi totalità della famiglia e degli amici (tranne Cyberluke, evidentemente) dev'essere allergico alle liste, oppure si diverte a mettermi in difficoltà.
P.s.: Mentre scrivevo questo post, il mio compagno ha stilato la sua prima "wish list"... dopo soli sette anni e mezzo che glielo chiedevo! Sono commossa.

Regaliamo "piccolo" e "local"?
Non è certo una mia idea: già da un paio d'anni vedo circolare in Rete inviti ad acquistare i regali da negozi di quartiere e da artigiani, anziché presso grandi catene, per aiutare le piccole imprese. Se poi questi negozi e questi artigiani sono anche nel proprio territorio, si aggiunge il valore del chilometro zero: meno strada fatta dalla merce per giungere tra le nostre manine, meno carburante consumato.
A questo proposito, volevo segnalare alcuni artigiani che conosco personalmente (e che sono ancora ignari di essere stati citati), sperando che questo piccolo elenco possa essere d'aiuto a qualcuno che non sa cosa regalare. Sono quasi tutte realtà romane, ma spero che chi legge abbia voglia di aggiungere nei commenti le proprie segnalazioni, anche per altre città.

Artmerlino
Artmerlino, ovvero microsculture fatte gioiello da Marco e Rita, artisti eccezionali che, nel cuore della Tuscia, plasmano in argento 925 piante, animali e creature mitologiche. Queste vanno ad abbracciare le pietre dure trasformandosi in ciondoli, anelli, orecchini. Da restare incantati.

B17 Illustrations
B17 è un negozio aperto da poco in Via Agostino Bertani 17 (quartiere Trastevere). Non ci sono ancora stata, ma conosco Cristiana, bravissima illustratrice e co-fondatrice di questo progetto. Un po' studio, un po' galleria, un po' negozio, è uno spazio certamente da visitare, per chi ama l'illustrazione.

Celidonia Studio
Celidonia Studio: tornando in tema fatato, non posso non segnalare i capolavori di Daniela, la fata del fimo. Nel suo blog racconta con poesia come nascono le sue creazioni, che lasciano a bocca aperta anche senza descrizioni. Effetto amplificato guardando i suoi video su YouTube: sembra così facile dar vita a fate e coniglietti accarezzando una pallina di fimo! Invece, anche questa è una magia.

Cookieland
Cookieland, ovvero Claudia, è anche lei una talentuosa miniaturista che con il fimo riproduce soprattutto... cibo! I suoi servizi da tè, le colazioni all'inglese, i vassoi di sushi, minuscoli e perfetti in ogni dettaglio, diventano particolarissimi anelli, ciondoli, orecchini e bracciali.

Erbe di Letizia
Erbe di Letizia è l'erboristeria in cui Letizia, appunto, vi accoglie con validi consigli, erbe profumate e... saponette a forma di Cthulhu! Siete dalle sue parti? Andate a trovarla a Mercatale Vernio (PO), in Via del Bisenzio 309.

Le Divine
Le Divine: pane ai semi, ciambelline al vino, biscotti al limone, confetture raffinate, miele biologico certificato... Alessandra e Paola preparano queste squisitezze con ingredienti acquistati da contadini della campagna romana dell'area Flaminia, con i quali sono in diretto contatto.

MaryElla Art&Creations
MaryElla Art&Creations: Maria, giovane artigiana di Bitonto (BA), crea graziosi ciondoli e piccoli accessori che fanno la gioia dei nerd. Ciò che mi ha conquistato, però, sono le sue collane della serie "I Gufacchiotti": meravigliose!

NamasTèy
NamasTèy: un tripudio di tè e tisane d'ogni tipo, elegantissimi servizi da tè orientali e una buona scelta di caffè, vini e cioccolato. Daniela e la sua piccola squadra vi accompagnano con competenza nella scelta di ogni infuso, spiegandone la preparazione e le virtù. In Via della Palombella 26 (centro storico, Rione Pigna).

Sweet Sins Bakery
Sweet Sins Bakery è mooolto lontana da Roma. Purtroppo per me e per fortuna del mio fegato. Marta e sua madre impastano muffin, biscotti e torte a dir poco spettacolari, con una particolare attenzione alla genuinità degli ingredienti. Chi può, vada a far loro visita a Gazzada Schianno (VA), in Via Italia Libera 64.

Taberna Gemmaria
Taberna Gemmaria: è il laboratorio orafo in cui i gentilissimi Alessandro e Laura creano gioielli dal design moderno ed elegante, perfetto per valorizzare le pietre dure e preziose. Si trova in Via Montaione 44/d (quartiere Nuovo Salario).

Teru Teru Kumo
Teru Teru Kumo: fimo e peluche sono i materiali usati da Simone per dare tridimensionalità ai suoi disegni in stile kawaii. Pupazzi, magneti, accessori... È impossibile guardare le sue creazioni senza sorridere!

Zajedno Coop
Zajedno Coop: laboratorio multiculturale di sartoria in Via dei Bruzi 11/c (quartiere San Lorenzo). Le donne che vi lavorano, capeggiate dalla coraggiosa Cristina, offrono accessori dallo stile originalissimo. Borse, collane, bavaglini e vestitini per bambini, bambole di pezza e libri tattili per non vedenti, molto richiesti all'estero.


Un grande classico
I libri! Per alcuni regalare un libro è un modo comodo per trarsi dall'impaccio di scegliere un dono; io mi chiedo come possa esserlo, visto che c'è sempre così tanto da leggere e scoprire. Le grandi catene di librerie offrono la comodità di poter ordinare eventuali titoli mancati in tempi brevi. Ma se cercate delle piccole librerie d'atmosfera, consiglio sicuramente la storica Altroquando in Via del Governo Vecchio 80 - 83 (centro storico, Rione Parione) e la libreria-bistrot Tra le Righe, in Viale Gorizia 29 (quartiere Trieste).

Spero di essere stata utile a qualcuno nella scelta dei regali... Io sono ancora in alto mare! Buona preparazione alle feste!